Yara
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  • – «Non avvicinatevi al fiume
    quando il sole tramonta
    non avvicinatevi al fiume
    perché c’è Yara che vi invita
    coi capelli verdi colore delle pietre miraquitãs».

    L’oro del fiume li bagnava di luce
    – «State attenti, figli miei – diceva la vecchia india –
    vi trascina all’incontro col suo canto e la sua magia
    il suo canto che non finisce mai
    e i suoi occhi e i suoi capelli
    fanno parte del suo canto
    State attenti figli miei, se Yara vi chiama,
    perché Yara è fuoco dentro l’acqua,
    è luna,
    è un canto che non finisce,
    guardatevi da Yara quando vi chiama per nome
    sono abissi
    evocazioni per le quali non si è mai preparati
    guardatevi da Yara quando vi chiama per nome
    il ritmo del suo cantare produce ondulazioni
    che modificano l’aria
    portano tempeste da luoghi sconosciuti,
    da mari sconosciuti,
    evocazioni,
    non avvicinatevi al fiume
    quando il sole tramonta
    Guanumbì, ascolta bene
    io sono vecchia, così vecchia
    che già non si contano
    le lune della mia età.»

    «Ma gli dei dissero:
    “Avrai un nipote e bello quanto un giaguaro
    e vibrerà l’arco e la freccia
    con la rapidità e l’effetto del fulmine
    le tribù lo chiameranno ‘figlio del fuoco e del sole:
    Guanumbí.
    Ma tutta la sua energia sparirà
    quando vedrà Yara
    non lasciatelo, quando arriverà all’adolescenza,
    vicino alle acque profonde del fiume-mare.”»
    Gli uccelli cessano di cantare
    e sorge Yara alla superficie dell’acqua:
    Guanumbí affascinato guarda profondamente
    questa visione
    «- Attenti, figli miei, non avvicinatevi al fiume-mare
    non avvicinatevi al fiume quando il sole tramonta
    che Yara vi invita.»
    E Guanumbí, affascinato, continua a guardare la visione
    e vede quella figura che emerge
    i capelli di Yara arrivano al fondo delle acque
    e là si radicano
    Yací prova ad aiutare Guanumbí:
    – «Guanumbí, torna da me, è Yara
    che ti invita, Guanumbí».
    Le braccia di Guanumbí si lasciano
    trasportare leggere come il vento
    i capelli di Yara, ora vermigli
    ora verde intenso,
    confondendosi in tutti i colori
    capelli nuvole dentro l’acqua chiamando
    ondulati e ondulanti come il suo canto
    due gocce brillanti i suoi occhi si espandono.
    Guanumbí sente dentro l’ultimo calore del sole
    e sente il freddo del profondo delle acque: Yara
    il suo corpo era una foglia
    cadendo soavemente nelle braccia di Yara
    allucinato si immerge negli abissi
    visione di Yara.
    Mai Guanumbí,
    mai potrai sapere chi è Yara:
    I suoi capelli verdi di alghe
    e il suo corpo scuro, fatto di ombre,
    si illuminano quando il sole tramonta.
    Guanumbí amava Yací
    il suo affetto gli dava sicurezza
    e partirono risoluti pensando che
    il loro amore era più forte di Yara
    e dimenticò quello che aveva detto la vecchia india
    – «Non ho timore di niente vicino a te, Yací»
    con le mani unite e assorte
    per la magia dei suoi occhi innamorati
    sfida Yara e la profezia.
    La luce appare e scompare nel fondo delle acque
    l’odore dei frutti è più intenso quando arriva la notte
    gli animali cominciano ad azzittirsi
    e dalle acque emerge un canto.

    – «Attenti quando Yara vi chiama per nome
    sono abissi»
    – chi diceva questo era una vecchia india
    così vecchia
    che già non si contavano
    le lune della sua età.

    Márcia Theóphilo – 1979