La mula senza testa
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  • Il giorno in cui la Mula Senza Testa
    venne a visitare la piccola città
    e tutti stavano impauriti dentro le loro piccole case
    Yaci uscì e la vide. Poi lo raccontò a tutti noi.
    Era una mula con la testa di donna,
    i capelli fluenti,
    sapeva parlare come i morti, scuoteva i capelli
    come solo un cavallo può fare. Ma
    continuava a girare la testa di donna
    sul corpo di mula che non si poteva fermare.
    La furia le muoveva i capelli.
    Correva disperatamente tra i morti,
    in piena notte, nitrendo.
    Quando ebbe scaricata tutta la sua ira, e fu stanca,
    Yací s’avvicinò,
    le dette un po’d’acqua che lei sorbì a grandi sorsi.
    Quasi piangeva, i capelli arruffati
    erano pieni di terra,
    i rami avevano graffiato profondamente il suo viso.
    Yací le lavò il viso, e vide i suoi occhi accesi
    d’una visione remota, inaccessibile. Si ricompose.

    Io voglio il mio canto tra il sole e le stelle, ricorda tutti i giorni che l’onda è la mia forma.

    Come raccontare il turbamento di Yací!
    Nei suoi occhi ardeva
    un desiderio insaziabile. Questa donna con tutta la furia
    scuoteva i capelli con una violenza contenuta,
    poi stava lì
    sfinita a lamentarsi in una specie di strano piacere.
    Yací andò più vicino. La luce della luna le faceva
    vedere meglio il colore degli occhi:
    era quello del miele incandescente.
    Questo animale strano si avvicinò, lambendole
    il viso con voluttà.
    Questo animale tra donna e cavallo posò sui seni di Yací,
    due strani seni appuntiti che quasi Ia ferivano e i folti
    capelli colore del bronzo l’avvolsero.
    La bocca si slargava su tutto il corpo
    e Yací fra paura e attrazione quasi svenne,
    ma era di continuo scossa
    da carezze violente e leggere. Di colpo,
    con un movimento brusco dei capelli
    l’abbandona. E per molto tempo Yací resta immobile,
    nuda fra gli arbusti che la circondano.
    Alcune foglie cadono dolcemente
    sul suo viso, come se volessero provare
    quel che aveva provato.
    Gli alberi che gli erano vicini non muovevano i rami,
    eppure s’era levato un vento che suonava lieve
    sulle foglie che restavano rigide.
    La paura della Mula Senza Testa
    faceva fuggire gli altri essere viventi.

    Márcia Theóphilo – 1984