Boto
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  • Quando nelle sue notti di fuoco Yací spaventata si sveglia
    Boto si trasforma
    in guerriero e invade il suo letto. Le voci soffocate
    nel buio, cresce il silenzio, serpente lui si arrotola
    e si avvolge al suo corpo
    Poco a poco sale sinuoso, tra le carezze ammorbidendo
    l’asprezza delle squame.
    Fra i suoi lunghi capelli s’alza dicendo: amore mio
    E pietra, è acqua.
    Dov’è il suo nido? Navigando fra foglie
    archi cipressi lo raggiunge in delirio,
    togliendole il respiro: nuvola lei, polpa di frutta matura,
    odori selvaggi e colori.
    Pensieri senza senso esaltano il suo corpo:
    i suoi sensi sette balzi di gatto lascivo,
    s’interroga, pensa, singhiozza tra le trecce.
    Yacì gli abbraccia le cosce dorate.
    Molto lontano comincia il tuo fiume Boto.
    In disaccordo s’incrociano sguardi profondi,
    Lei cerca forza nelle sue viscere.
    Le unghie lacerano i fianchi, le gambe, la schiena di Boto:
    Vendetta bramata.
    Ascolta il suo nome sussurrato da lui: Yací.
    Boto senza rimorso ferisce e lei si scioglie.
    Lo cerca nelle notti senza riposo,
    nei giorni seguenti arriva inatteso.
    Lui appare e lei si esalta.
    Cavalli, nidi, uccelli, farfalle,
    legni, monti, rami, sfere ruscelli
    Boto metà acqua
    metà pesce e metà uomo.
    Quando ama tocca il fondo del fiume, cavalca travolto
    dalle acque, inonda gli arbusti tra le isole.
    Yacì stringe le squame fra le braccia
    pesce che fugge, sapore di acqua e frutti di mare
    Boto, pesce sale-sole-sale. Vita. Respiro.

    Márcia Theóphilo – 1985