Acqua torbida
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  • I

    Stanco sulla sabbia notturna dorme
    sopra un lenzuolo bianco di spuma
    Itabuan, il pescatore, tra le alghe
    prigioniero, delle alghe, non si libera.
    La notte non gli da il riposo di un tempo,
    inquiete le braccia ormai non pescano più.
    Sa di dover passare per varie mutazioni,
    pensa come un uomo e si comporta come un pesce,
    l’epidermide si spezza e si ricompone,
    non esce più dall’acqua, affonda sempre più.
    Parla con i pesci e sa
    mescolarsi con gli altri pesci:
    il pindá, il pindá nero, il pirarucú.
    Il rosso riscalda le acque, riscalda,
    su di lui illuminato due grandi occhi fissi,
    i suoi occhi umidi fuori dalle orbite.
    Itabuan, quando pescava, lottava
    fermo con l’inquietudine dei pesci,
    la loro mobilità, ferocia, abilità;
    oggi è lui il pesce, naviga,
    può conoscere altre acque,
    uscir fuori dal fiume e dalla foresta,
    nella profondità della scura voragine
    avere vertigini, esplorando ciò
    che gli altri uomini soltanto immaginano,
    lui che si comporta come un pesce
    e pensa come un uomo.
    Perde alcuni sensi – la visione è mutata –
    ne conquista altri.
    Diversi sono i sapori, i colori,
    diversa è la notte, non nera
    come prima, riesce a vagare nell’oscurità.

    II

    Il Rio delle Amazzoni lavora senza posa,
    vive: gracidano le rane, i rami degli alberi
    cadono infradiciati dall’umidità,
    scendono lungo il fiume
    che si biforca sinuoso,
    lasciando isole, laghi, cascate.
    Un ramo trapassa il cuore di Itabuan
    e lui andrà lontano, lontano,
    col ramo dentro il suo cuore.
    Il pesce va sulle onde, entra nell’occeano
    memorie di verdi immensità dentro di lui
    e sinfonie di coralli verdazzurri, insieme.
    Il dio Giaguaro vuole vedere con gli occhi di Itabuan,
    i suoi occhi vanno e tornano
    dalla terra al mare, dal mare alla terra.
    Il ritmo del tamburo, l’abre-alas
    moltitudine di alberi, visi-rami
    confusi con il rumore dei fiumi
    e delle cascate. Città intere.
    E con strade accese.
    “Quando la tua anima entrerà
    nella casa dei morti, i tamburi
    e i flauti non ti saluteranno,
    la tua ombra non sarà più vista
    ad immagine e somiglianza
    dei tuoi dei terreni”.
    Così dice il dio Giaguaro.

    III

    La sera è strana. Il giorno
    porta ricordi d’un altro colore,
    statue sommerse, antichi tesori,
    e la luce li invade nude statue,
    altri dèi:
    Giove, Saturno e Minerva con la spada
    guerriera riposa seduta,
    i suoi capelli sono radici nell’acqua,
    templi e crateri di vulcani.

    IV

    Solo,Itabuan, oggetto fluttuante
    attraversa un triangolo,
    scopre un cerchio,
    un triangolo ancora.
    Scopre un altro mare, di schiume bianche,
    di acque bianche, bianche
    una materia viscida ha un altro sapore
    e pesci morti, e catene di alghe.
    Non è una notte profonda
    quella del cielo nuvolo, di pioggia.
    Il mare è un liquido scuro, un mare nero
    nero, nero, un mare nero
    navi sommerse passano, lanciano dalla bocca
    cilindri di metallo
    muoiono altri pesci, seguitano a morire
    Itabuan non sa, non intende:
    è un pesce uomo o un uomo pesce?
    non può proseguire, non è più felice,
    dopo aver toccato altri pesci morti
    cerca un’altra strada, si domanda:
    «Perché non sono morto con gli altri?»
    Una macchina abbandonata, divorata dal mare
    e pesci morti, e catene di alghe.
    Non è una notte profonda
    quella del cielo nuvolo, di pioggia.
    Il mare è un liquido scuro, un mare nero
    nero, nero, un mare nero
    navi sommerse passano, lanciano dalla bocca
    cilindri di metallo
    muoiono altri pesci, seguitano a morire
    Itabuan non sa, non intende:
    è un pesce uomo o un uomo pesce?
    non può proseguire, non è più felice,
    dopo aver toccato altri pesci morti
    cerca un’altra strada, si domanda:
    «Perché non sono morto con gli altri?»t;
    Una macchina abbandonata, divorata dal mare.
    Nuove scoperte, lo ferisce
    un pezzo di vetro. Sinuose linee di sangue
    si disfano lievemente nell’acqua
    gli occhi di Itabuan cessano di vedere.
    Il mare è un liquido scuro
    un mare nero, nero.

    Márcia Theóphilo – 1985